Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/179

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numi plumbei 167

applicare l’appellativo di numi plumbei, salvo vedere poi in qual senso tale denominazione sia da intendersi. Certo sono più rari degli altri, e forse non vennero in luce che in questi ultimi tempi. I grandi scavi di Roma e, più che altro, i lavori per la sistemazione del Tevere ne hanno portato recentemente in luce una grande quantità, e in questi ultimi anni ne ho potuto mettere insieme alcuno centinaia; mentre, come essi furono completamente sconosciuti agli autori, che finora si occuparono di piombi antichi, mancano in tutte le vecchie collezioni.

Questi piombi sono imitazioni o. più propriamente, riproduzioni di antiche monete e specialmente di denari della Repubblica romana, senza riguardo ad epoca1: ma ve n’ha anche buon numero che riproduce monete d’argento, e alcuna anche di bronzo dell’impero2, cosicchè a loro si conviene veramente il titolo fin qui usato a torto di numi plumbei.

Si presentano in generale anneriti dal tempo, ma perfettamente conservati, se provenienti dal Tevere, mentre invece sono coperti di polvere bianca d’ossido e più o meno ossidati e scomposti anche all’interno, se provenienti dalla terra3. In molti casi la decomposizione è giunta a tal punto da rendere quasi irreconoscibile la loro essenza metallica, e l’ossido li ha talmente penetrati, raggiungendone le parti più interne, che al semplice toccarli vanno in

  1. Ve ne sono che riproducono i più antichi denari repubblicani venendo giù fino all’epoca d’Augusto.
  2. Quelli da me ritrovati si estendono da Angusto fino alla fine del terzo secolo.
  3. I piombi riprodotti sulla tavola IV, unita a questa memoria, sono tutti provenienti dal fiume, eccettuati i due medii bronzi repubblicani, i quali rappresentano quanto di meglio conservato si trova fra i piombi provenienti dalla terra.