Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/198

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186 ettore gabrici


In molto famiglie però non si fece strada questo nuovo spirito, e rimasero inalterate lo loro leggende di origine italica; i Fabii riconoscevano l’Ercole italico per loro capostipite; i Fontei Fonto, figlio di Giano; i Marcii Anco Marzio....; altri pretendevano discendere da genî nazionali. Ma, in generale, le greche genealogie ebbero il sopravvento, specie in tutta la serie delle pretese famiglie troiane, che venivano distinte coll’appellativo di aenades1 o di troiugenae2.

Avendo trovato in Roma tanto favore queste leggende genealogiche di origine greca, favorite dai poeti e dagli storici, e fondate sopra semplici nomi che servono di punto d’unione, è naturale che, da una parte lo spirito greco, il quale aveva invaso ogni romano, dall’altra l’opera del tempo, favorissero un involontario scambio dei due eroi leggendari nella gens Memmia, e con sintesi ardita si favoleggiasse non più di due Menestei, l’uno troiano, l’altro ateniese, ma di un solo, al quale, riconoscendosi l’origine troiana, si attribuisse una parte della leggenda dell’altro, cioè quella relativa ai Dioscuri. E in questa fusione ebbe anche gran parte il crescente diffondersi del culto di Menesteo ateniese in occidente, come sopra ho accennato. Nessun caso analogo, che io mi sappia, riscontrasi nella storia delle altro famiglie di origino troiana, poiché nessuno fra i compagni d’Enea, a noi noti, ha somiglianza di nome con qualche eroe greco. Per la Memmia lo scambio era tanto naturale e spontaneo, attesa la tendenza delle famiglie romane alle origini greche, che doveva certamente seguire; inoltre Menesteo troiano e Menesteo ateniese avevano preso parte alla medesima

  1. Iul. Caes., apud. Ovid. Met. XV, 804; Aug. apud Ovid. Pont. I, 1, 35.
  2. Iuven. I, 99.