Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/311

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il medaglione senatorio 295

perchè la linea di demarcazione fra un semplice sesterzio di peso molto eccedente e uno doppio di peso molto calante è talvolta così poco avvertibile, che le due categorie si intrecciano e si confondono, cosicché riesce impossibile dichiarare con sicurezza se un pezzo sia semplice oppure doppio. Parecchi casi di tal genere mi si sono presentati, e ho perciò ricorso a un punto interrogativo per contraddistinguere nella descrizione i pezzi dubbiosi: anzi alcuni di questi li ho appositamente riprodotti nelle tavole, onde ognuno possa per se stesso giudicare anche coll’occhio del pezzo controverso.

Giova però avvertire che pochissimi di questi si incontrano durante l’alto impero (fra quelli da me descritti se ne trovano due soli, uno d’Adriano e uno d’Antonino Pio, ambedue appartenenti al Museo di Berlino) mentre si fanno assai più abbondanti all’avvicinarsi del terzo secolo, all’epoca di Gallieno, nella monetazione del quale ognuno sa come si riscontri una straordinaria anomalia di pesi in tutti i metalli e specialmente nel bronzo.

Per quanto riguarda la parte tecnica, ossia la fabbricazione materiale dei Medaglioni Senatori, essa non si scosta per nulla da quella dei bronzi comuni. Nella quasi totalità, essi sono anzi battuti coi medesimi conii che servivano per Gran Bronzi o per Medii Bronzi comuni, e solo eccezionalmente se ne trovano alcuni, pei quali furono apprestati conii speciali, esempio il Medaglione di Faustina juniore descritto al N. 27 e quello di Severo Alessandro, al N. 49.