Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/384

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368 giuseppe castellani

inservibile e il 12 ottobre fu deliberato di costruirlo di nuovo all’Arzilla1. Tale costruzione venne intrapresa soltanto nel 1476 alli 8 di agosto. Nel 1477 i lavori furono visitati da un tal Jacomo Ingegnere da Chioggia e proseguirono fino al 1481; furono poi ripresi nel 1486 e 1488. Ma la conformazione della spiaggia rendeva e rende tuttora difficile il mantenervi un porto qualsiasi quando questi non abbia una difesa che valga ad arrestare i detriti e le ghiaie rotolate dal Metauro che i venti di Levante spingono incessantemente ad interrirne la bocca2. Questa difficoltà volle risolversi in modi diversi e a seconda del parere di uomini sia pure insigni nell’idraulica, ma che male potevano acconciare le loro teoriche alla realtà delle cose, mentre una soluzione forse la si sarebbe avuta e la si potrebbe avere raccogliendo il tesoro di osservazioni fatte dai pratici e aiutando la natura invece di porle ostacoli inutili. Dalle somme ingenti finora spese nelle varie costruzioni del porto si sarebbe potuto ottenere come risultato la formazione di un seno semi-naturale che potrebbe porgere sufficiente sicurezza alle navi. Il fatto sta che anche il porto costruito all’Arzilla con gravissima spesa, magna impensa, come lasciò scritto Antonio Costanzi che fu uno dei soprastanti a detta fabbrica3, nel 1491 era reso presso che inservibile, tanto che in detto anno si fecero nuovi lavori più vicino alla città e nel 1495 il Consiglio generale deliberava alli 24 di agosto di condurre al porto l’acqua del Metauro per mezzo di una grandiosa condottura sotterranea che venne cominciata a costruire a circa quattordici chilometri dalla città e che esiste tutt’ora, servendo a

  1. Ho tolto queste notizie dal Sommario dagli Atti Consigliari dal 1398 al 1741, esistente nell’Archivio Municipale, Sezione Amiani N. 4, e dallo Spoglio incompleto della Segreteria Comunale di Fano nella stessa sezione al N. 6.
  2. De Cuppis Pompilio, Sulla Fisica Generale del Bacino di Fano. Nella Rivista delle Marche e dell’Umbria, 1866, Distribuz. V, pag. 709 e seguenti.
  3. Ovidius, de Fastis cum duobus Commentariis, Venetiis, Mcccclxxxvii, car. 148.