Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/63

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un obolo inedito di ponzone 59


Nella accennata grida dell’imperatore Enrico VII, fra l’enumerazione delle varie monete delle zecche aleramiche poste al bando, non troviamo nominati gli oboli. Può darsi che queste monetine, per la loro piccolezza e pel loro tipo affatto simile a quello degli oboli della zecca d’Asti1, siano sfuggite all’occhio vigile del fisco.

Questa monetina infatti è in tutto simile agli oboli astigiani, e può facilmente confondersi con quelli.

Pare anche probabile che questi oboli di Ponzone si battessero alla stessa legge di quelli di Asti. Sappiamo che il comune di Asti, ottenuto nel 1140 dall’imperatore Corrado II il diritto di coniare moneta, poco tempo dopo, cominciò a battere grossi, denari e oboli, basandosi sul peso e sulla bontà di quelli della zecca di Milano. Ciò appare anche da un prospetto che ci dà il Promis, nella sua citata opera sulla zecca d’Asti2. Troviamo colà segnato l’obolo d’Asti col peso di gr. 0.400 e a 245 millesimi di fino. Come nota però l’autore, la moneta di Asti fu in seguito alterata nella bontà, e da altri esami praticati su oboli, di tipo alquanto posteriore, ne furono trovati del peso di gr. 0.300, e alla bontà di 205 millesimi di fino.

Il nostro obolo di Ponzone, battuto fra il 1305 e il 1310, si avvicina di multo agli oboli d’Asti, almeno per quanto riguarda il peso gr. 0.270. Il titolo però, è evidentemente bassissimo, e non arriva forse a un decimo di fino.

Fra le zecche così dette aleramiche, sopra menzionate, un’altra volle imitare l’obolo d’Asti. Dome-

  1. Vedi Promis D., Monete della zecca d’Asti. Tav. T, N. 3.
  2. Vedi a pag. 20.