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88 vincenzo capobianchi

parsa la moneta effettiva, venne convertito in valuta ideale corrispondente a 30 denari d’argento e perciò detto mancuso d’argento.

    detto Mancuso d’argento, valuta usitatissima nel Ducato romano nel corso del X secolo, ed è precisamente, in questo periodo, che sopra i denari d’argento dei romani Pontefici fu riprodotto il contrassegno della mano. (Promis, Monete dei romani Pontefici aranti il mille. Tav. VI, n. 5, 6; Tav. VIII, n. 9 e 10, e nostra Tavola dimostrativa numeri 6, 7, 8 e 9) come può vedersi sui denari battuti in Roma da Benedetto IV, 900-903, e da Giovanni XII, 955-964. (Reg. Sublacen. p. 163, 29 genn. ann. 913 «in argento mancosos numero xxx» loco cit. p. 104, 1 settem. ann. 927 «in argento mancosos bonos nouos qualis pro tempore hierint numerum sex. pro unoquoque mancoso ana denariis xxx.» Loco cit. p. 176, 26 marzo ann. 949: «in argento mancosos numero xl. Per unoquemque mancoso denarios xxx bonos et optimo exmeratos etc.») La voce Mancosus e la sua cifra numerica sono giunte fino a noi ed oggidì, nel vernacolo romanesco pei contratti di alcuni generi, si usa per indicare il numero xxx: un Mengoso (sic) di allodole vuol dire precisamente trenta allodole.



    Le due rarissime monete attribuite a Liutprando duca e che riproduciamo nella Tavola dimostrativa, n. 4 e 5, fecero parte di un ricco ripostiglio discoperto nella città di Benevento verso l’anno 1878. Il disegno del soldo d’oro è tolto dall’esemplare da me posseduto; altro esemplare eguale trovavasi nella celebre collezione già appartenuta all’illustre Numismatico cav. Giancarlo Rossi e da lui descritto, per la prima volta, nel suo catalogo di vendita «Roma 1880, n. 349.» Il disegno del Tremisse e preso dall’esemplare che conservasi presso il sig. Francesco Martinetti, che gentilmente me ne favorì il calco.

    Questo importante tesoro ha dato tutte le varietà dei soldi d’oro e Tremissi di soldo coniati in Benevento da Romoaldo I a Liutprando.

    E ben noto come questi Duchi facessero coniare i loro soldi ad imitazione di quei di Giustiniano II, alterandone il nome che nelle primitive contraffazioni vedesi completo ed in seguito ridotto alle sole lettere IINVS, INVS ed infine VS, facendo porre però, sul rovescio, le iniziali dei propri nomi R, G, L, ovvero A che vogliono significare Romualdo, Gisolfo, Liutprando ed Arichi. Il Soldo e Tremisse d’oro che qui pubblichiamo non portano alcuna iniziale ed in luogo di quella vedesi una mano aperta per segno.

    Il Tremisse non presenta altre varietà; il Soldo però ne ha una molto caratteristica ed è che il busto di Giustiniano, ha disegno e foggia differente degli altri Soldi, però è eguale a quello del Soldo d’oro di