Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/215

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184 giuseppe ruggero

popolare, concessione che sulla moneta spicciola finiva per non essere gran cosa. Nel primo caso niente di straordinario che i modesti minuti potessero circolare nel popolo portando da soli il simbolo patrio sul diritto; e potevano liberamente circolare sicuri della propria piccolezza che li metteva in grado di non attirare soverchiamente l’attenzione del governo, il quale avrebbe potuto nel peggior caso contentarsi del nome regio e della nuova leggenda, tanto più che la volontà reale era stata completamente rispettata per le monete nobili. Ma io preferisco attenermi alla più semplice e naturale e perciò più probabile ipotesi a spiegazione del fatto: cioè che fosse apertamente concessa la coniazione di queste monete col castello al dritto, senza badar tanto pel sottile se l’intagliatore dimenticava più o meno innocentemente un giglio sul castello.

Se poi consideriamo la questione sotto un altro aspetto, l’anomalia del castello sul dritto di queste monetine, perderebbe ogni peso se pur non cesserebbe totalmente. Il tipo della nuova monetazione colla quale si dovevano abolire i segni repubblicani non è uniforme; è un fatto che la modificazione è più o meno completa secondo i metalli, cioè proporzionale alla importanza delle monete; per cui il castello che scompare assolutamente dalla monetazione in oro1, lo si vede ancora su quella argentea, ma relegato al rovescio. Ecco adunque che i nostri denarini vengono a formare un altro gradino che non sta male, anzi si acconcia mirabilmente a capo di questa scala.

Infatti, a cominciare dalle nuove monete d’oro, il castello, come già dissi, sparisce, e il tipo non varia

  1. Nè si dica che fosse una necessità tenere il tipo francese per coniare dei veri scudi del sole; bastano quelli di re Francesco I col castello ai diritto per provarci il contrario.