Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/279

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tariffe, nulla trascurando di ciò che in qualche modo potesse portargli luce in quel buio sentiero.

Nel tetro infuriare della guerra, della carestia e del colera, durante il glorioso, ma infelice assedio del 1849, il Lazari profondamente addolorato per le sorti sempre più tristi della sua cara patria, collo schianto nel cuore per la morte del padre e la perdita degli amici suoi più diletti, a sopperire ai bisogni sempre crescenti della sua desolata famiglia, si sobbarcò alla grave fatica di tradurre, per piccolo guadagno, opere storiche e scientifiche straniere, non tralasciando per questo di accudire con febbrile ansietà al suo progettato lavoro numismatico sulle monete dei possedimenti veneziani, opera insigne, saggio di altra più vasta, che andava meditando, intorno alla zecca di quella potente Repubblica. Il libro, piccolo di mole, ma grande per valore scientifico, uscì finalmente alla luce nel 1851, e fu subito giudicato così favorevolmente, da aprirgli senz’altro la via al posto di Direttore dell’insigne Museo Correr. Da quel momento, ritornata la calma, coi mezzi che non gli mancava di largire il patrio Municipio, il Lazari si diede con tutta l’anima ad ordinare ed arricchire di nuovi e preziosi acquisti quel sacrario delle memorie veneziane. Nel 1852, insieme col marchese Pietro Estense-Selvatico compose una Guida artistica e storica di Venezia e delle isole circonvicine, che oggi ancora si legge con frutto e con piacere. Collaborò nell’Archivio Storico Italiano di Firenze, intraprese viaggi in diverse parti d’Italia, sempre coll’unico intento di esumare monumenti ad illustrazione de’ fasti della sua diletta Venezia. In quei viaggi legò amicizia e tenne relazione coi dotti più eminenti della penisola, e guadagnatasi col suo sapere la protezione del conte di Siracusa, questi gli aperse l’adito agli archivi napoletani sino allora pressoché inaccessibili, dai quali egli seppe ritrarre sì larga copia di nozioni e documenti che gli servirono tanto vantaggiosamente ad illustrare le zecche degli Abruzzi, e altre di quella meridionale parte d’Italia, quasi ignorata o sconosciuta; opera questa che ribadì nel Lazari la fama che godeva già grandissima di storico coscienzioso e dottissimo in quel genere di studi. Quest’opera fu giudicata di tanto merito da valergli più tardi dalla generosità di quel principe