Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/280

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

vite di illustri numismatici italiani 249

le insegne cavalleresche. Di molteplici e svariate discipline archeologiche e storiche occupava il suo eletto ingegno il Lazari, ma quella dalla quale emerse più vivida la sua rinomanza fu sempre la numismatica. Nel 1858 fece argomento di una sua dotta monografia le medaglie e le monete del doge Nicolò Marcello, che pubblicò quell’anno stesso con isplendida edizione illustrata dai preziosi disegni di un altro valente numismatico e celebre incisore, Carlo Kunz, per festeggiare le nozze Marcello-Zon. L’inesauribile ricchezza in ogni sorta di monumenti del Museo affidato alle sue cure, gli forniva quasi ogni giorno nuove.occasioni di manifestare la sua vasta coltura, e la sua svariata erudizione in monografie d’ogni genere. Nel 1862, smanioso di nuove cognizioni, credette necessario per lui intraprendere altri viaggi di maggior lena, in più lontane regioni, all’estero e specialmente in Francia ed in Inghilterra, ma le fatiche di questi andavano logorando la sua troppo gracile complessione, e di ritorno da Parigi, deplorando col suo dotto amico Victor Langlois la perdita fatta da Venezia delle importanti collezioni numismatiche dei Tiepolo, dei Pisani e dei Grimani vendute all’estero, e passate ad arricchire i musei più fortunati delle principali città di Francia e di Germania, volle almeno far conoscere quelle poche monete, che, perchè sconosciute, non poterono essere inserte nella Descrizione delle medaglie romane, da Enrico Cohen pubblicata in Parigi.

Queste monete rarissime furono da lui scoperte nelle collezioni rimaste sole in Venezia presso la Biblioteca di San Marco, nel Museo Correr, e presso i conti Giustiniani Recanati di quella città. Fu questo l’ultimo lavoro che pubblicò di numismatica. Nel 1863 dal Municipio veronese gli venne affidato l’onorevole incarico di classificare ed ordinare, secondo gli ultimi postulati della scienza, il ricco medagliere di quella città. In tale circostanza contrasse sentita amicizia col conte Ottavio Canossa, che ne apprezzava l’eletto ingegno e la sapiente operosità. In breve tempo il Lazari condusse a termine quel faticoso lavoro. Ritornato in patria sentendo deperire ogni giorno più la sua salute, voleva dar l’ultima mano alla compilazione di quel catalogo e accompagnarlo con una estesa illustrazione, che proponevasi di leggere, col