Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/408

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il ripostiglio di monfalcone 359

Un altro esemplare ha nel diritto dinanzi al nome della città un punto ed una rosetta. Pezzi 2.

Il peso è di grammi 1.500 per ciascuno.

Il Portioli1 ascrive tale moneta al tempo dei due capitani Luigi e Guido Gonzaga e la ritiene battuta dopo Tanno 1329, in cui per diploma di Lodovico il Bavaro delli 6 novembre questi signori furono creati vicari imperiali di Mantova. Egli sostiene la sua ipotesi adducendo lo scudo che sarebbe l’arma dei Gonzaga, e l’aquila quale emblema della dignità di vicari imperiali che non poteva essere usato da chi non avesse prima conseguito il vicariato. Ma lo scudo dei due esemplari di Monfalcone non sembra essere fasciato come in quello illustrato dal Portioli; pare invece bandato di quattro pezze. Non voglio escludere che ciò possa essere uno sbaglio dell’incisore poco esperto; però lo stile e la forma delle lettere s’accosta troppo ai tirolini ed alle contraffazioni che abbiamo descritte, per non doversi ammettere che anche il grosso in questione spetti al primo decennio del secolo XIV e che probabilmente la sua origine non sia stata del tutto legale.

Riguardo all’età delle monete del nostro ripostiglio, troviamo che di data più recente potrebbero essere stimati i grossi del doge Giovanni Soranzo, il cui regno si protrasse fino all’anno 1328. Le aquileiesi invece si arrestano coi denari del patriarca Ottobono, morto nel 1315. Confesso che a me pare che quest’anno segni veramente il tempo, intorno al quale fu in Monfalcone nascosto questo tesoretto. L’essere relativamente scarso il numero de’ matapani del Soranzo, mentre in quantità considerevole sono quelli di

  1. La zecca di Mantova. Parte II, pag. 63, fig. 2.