Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/547

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480 a. g. sambon

ai dioboli d’argento, alcuni dubitano sempre, malgrado che il Poole, l’Head ed il Garrucci le abbiano dichiarate antiche. Se però sono antiche le cumane, parrà certo meno strano il conio dell’oro a Posidonia, che dovette avere colla Campania, sin dal VI secolo, attivissimi rapporti commerciali. In Sicilia poi, durante la prima metà del V secolo, non si coniò moneta di oro. Vero è che il Millingen pubblicò una monetina d’oro di Messina1, della collezione Pucci di Firenze, che rimonterebbe a questa epoca; ma l’autenticità di quella moneta non pare ammissibile. Però non mi sembra che questa scarsezza di moneta d’oro, ci dia ragione ad impugnare efficacemente l’autenticità dello statero d’oro di Posidonia.

Il fatto, poi, che questa moneta è dovuta allo stesso conio dell’argento, non mi sembra ragione sufficiente a negarle ogni carattere monetale ed ogni commerciale importanza, nè tampoco ad issare dei dubbi sull’autenticità.

Questa usanza di ripetere in oro, e col medesimo conio, le emissioni d’argento, fu assai comune nel I secolo a. C, e fu continuata da quasi tutti gli Imperatori romani dei primi tre secoli dell’era volgare. Nè mancano esempi consimili tra le monete greche; così, a mo’ d’esempio, i sigli persiani d’argento erano affatto simili ai darici d’oro; ed identici pure sono gli stateri d’oro e di argento della Lidia coniati nel VI secolo. Per tutto il V secolo, in Grecia o in Asia minore, trovansi monete d’oro coi tipi medesimi dell’argento, approssimandosene per lo più il modulo a qualche frazione d’argento; lo statero Ateniese ripete pure esattamente i tipi della dramma di argento, nè v’ha gran differenza nel modulo; cito poi, a caso, le monete d’oro di Clazomene, di Rodi, di Filippi di Macedonia che ripetono lo stesso tipo dell’argento, con varietà di modulo o di disegno appena percettibili.

A Posidonia stessa, abbiamo monete d’argento e di bronzo simili per tipi e per modulo. Perchè dunque dovrà parer strano che l’oro sia stato impresso col conio medesimo dell’argento, o, almeno, con un conio in tutto simile a quello che serviva per i didrammi?

  1. Sylloge of ancient inedited coins, tav. IV, n. 11.