Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/68

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monete di milano inedite 61


Le lettere so vf, che si leggono distintamente sul bellissimo esemplare di questa rara moneta, qui riprodotta, sono probabilmente le prime quattro lettere di sovfrir con cui comincia la divisa che si legge sul monumento sepolcrale di Barnabò Visconti, conservato nel Museo Archeologico di Brera: sovfrir . mestvet . mestvoter . sarv . sovfrir1. — Su alcuni Smalti, certamente appartenenti a Barnabò, perchè portano le iniziali d • b, leggiamo le lettere so fr, che possono egualmente ritenersi come il principio della citata divisa.

4. Sesino (gr. 1.120). — Var. n. 14.

D/ – + DOMINVS • BERNABOS. Biscia.

R – + VICICOMES • MLI • ET • C • Nel campo, in cornice, le due lettere D B. A ciascuno dei quattro angoli esterni della cornice, un cerchietto.

Coll. Osnago. Arg. R. L. 2.


    rarità di queste monete, non si era potuto farne eseguire l’assaggio, il quale avrebbe dimostrato chiaramente l’errore della denominazione data.

    L’egregio Dott. Cav. Umberto Rossi pubblicava testé in questa Rivista (Gride relative al corso delle monete milanesi in Reggio d’Emilia, Riv. Num., Anno V, fase. IV, pag. 490-91), un’interessante Grida di Gian Galeazzo Visconti dell’anno 1388, relativa appunto a queste monete di Barnabò. In essa le due monete sono chiaramente designate come grosso e sesino. Rettifichiamo quindi le loro denominazioni, chiamando grosso il tipo N. 11-12, sesino il tipo N. 13.

    Aggiungeremo che scopo della succitata Grida era quello di proibire assolutamente la spendita di quelle due monete, nisi pro eo quod valebunt tanquam argentum ruptum, et pro argento rupto, etc. — " Così — conchiude il Rossi — è spiegata anche la grande rarità di queste monete, che dovettero scomparire in breve tempo dalla circolazione dietro il bando assoluto dato loro da Gian Galeazzo. „

  1. Intorno a questa divisa si torturarono lungamente i cervelli degli studiosi, senza poter mai venire ad una soddisfacente spiegazione. Tra i molti amici, cui abbiamo sottoposto recentemente l’arduo problema, sia in Italia che all’estero, il solo Cav. Giuseppe Gavazzi ci offre una spiegazione, che, se non potrà essere da tutti accettata assolutamente quale definitiva e inappellabile, offre però una certa apparenza di attendibilità e si adatta anche al violento carattere del Barnabò, il quale non poteva certo acquietarsi all’ombra di una troppo umile e rassegnata divisa, come il principio sovfrir m’est vertv potrebbe far supporre.

    Ecco dunque la spiegazione data dall’amico Gavazzi:

    sovffrir m’est vertv mais est volter sans rver sovffrir, ossia:
    soffrire m’è virtù, ma è soffrire cansare la botta senza ripostare, o meglio senza assalire.

    E chi ha di meglio si faccia avanti!