Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/223

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la zecca di reggio emilia 211

Ritorniamo ad esporre le vicende della zecca e ricordiamo le altre battiture in essa eseguite, nell’ultimo periodo della sua vita, forse il più notevole.

Nel 1550, essendo come ricordammo, appaltatore Cambio Cambiatori, si erano fatte trattative per coniare mezzi scudi d’oro della stessa bontà e peso degli scudi, più colombine e mezzi giulii d’argento della stessa bontà e lega dei bianconi e colle condizioni medesime fissate precedentemente. Inoltre il Cambiatori s’impegnava a dare alla Comunità cinque soldi per ogni libra d’oro, oltre la somma fissata come corrispettivo della locazione, ammontante a cento scudi d’oro e le spese pei salariati1.

La coniazione dei mezzi scudi però non ebbe luogo; i certificati, sempre completi, dei saggiatori e le carte della zecca reggiana non ne fanno cenno: oltrechè non ne rimase traccia in alcuna tariffa.

Nel 1552 subentrava al Cambiatori Gasparo Scaruffi, che assunse la condotta pagando al Comune novanta scudi d’oro all’anno2. Egli però non fu mai direttore della zecca come asserì il Custodi e sulla fede di lui il Pecchio e tutti i biografi dello Scaruffi. Questi tenne la zecca fino al gennaio del 1553, in cui gli subentrò Giannatonio Signoretti.

Quest’artista, forse il primo medaglista di quel gruppo fiorito a Reggio dopo Pastorino da Siena e praticissimo, come da molte sue lettere si scorge, di quel labirinto ch’erano le zecche italiane in quel tempo, era fin dal 1540 al servizio della zecca reggiana.

Nel 1541, dopo averlo visto ricordato qualche tempo come saggiatore, lo troviamo maestro di zecca ed era mandato a Bologna ad iustificandum et defendendum

  1. V. Documento XXVI.
  2. A. Balletti, Op. cit.