Pagina:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu/412

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documenti visconteo-sforzeschi, ecc. 399
ne spendeva per la cità: et sapea cheli erano falze, ma dice chaltro non havea per questo senon chel facea per el dicto Antonio com etiam confessa esso Antonio et cossi tutti doi scientemente et dolosamente hano speso diete monete, per la qual cossa nhavimo voluto avisare V. Ex.tia perchè ne commandi quello vuole sopraciò faciamo: la quale ancora avisiamo de zò che molto ne pare importare ad queste cosse, perchè havimo havuto noticia per le diligente investigatione facimo che quelo el quale fa le stampe de queste monete falze se chiama Giohanne antonio da Cremona il quale sta con domino Christoforo dal Carreto a Corsigliano in Monferrato: ma tene la moglie sua al Castellazo in Alexandrina: la quale terra gode el Mag.co Sig.r Tristano (Sforza). Se costui se potesse havere ne le mano se discuteriano molti morbi che sono casone de la corruptella che tanto abunda nel dominio di V. S. de monete false chi vi sono portate, et forse se ne cavariano dinari assai da li malfactori se trovasseno tenere mano per questa via. Noi non siamo fidati de darne adviso al dicto Sig. Tristano perchè forse non vogliando lui pigliare limpresa, el pensiero nostro ne saria andato fallito et sariano forsi avisati quelli che li tengheno mano nel dominio vostro; et sarebbe poi stato errore pezo che prima. Unde ricordiamo a V. S. se gli pare de fare tenere quello modo secreto che prudentissimamente saperà fare V. S. per havere costui ne le mano, comò se porla facilmente fare quando va ala mogliere soa al Castellazo, et destenuto chel fosse secretissim amente, se noi sarimo advisati, lo mandarimo ad examinare secretamente in modo che niuno chavesse tincta laza con sì, porrla essere advisato prima che non havessemo cavato el marzo (marcio) del intelligentia chello avesse con altri et de le trame che denno essere in questo facto adciò non potessero interrumpere li designi nostri, perchè non dubitiamo che per questa via non si trova il male et la casone del desordine che è dele monete, et cossi se gli provederà et V. S. gli poterà aguadagnare.

545. — 1470, maggio 25, Pavia. — Giov. Battista da Napoli, uomo d’arme del conte Pietro dal Verme, imputato di monete false, e detenuto perciò da più mesi, confessa certa sua spendizione di monete per l’acquisto d’un cavallo ai bagni d’Acqui, avuto da un Gio. Pietro da Cremona che stava col marchese Guglielmo di Monferrato: "quindicini falcii