Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/102

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98 carlo kunz

scudo intiero esistono almeno tre varietà, cogli anni 1628, 1629 e 1630, dubito che possano ascriversi alle categorie delle monete battute per necessità.

A completamento di quanto il benemerito autore espose sulla moneta del blocco di Venezia dell’anno 1813, siami lecito aggiungere quanto segue:

Nel Giornale di quanto è accaduto in Venezia durante l’assedio 1813-1814, alla data del 20 gennaio 1814 leggesi: " La Commissione temporaria di finanza, attesa la scarsezza di numerario, ha creduto bene di determinare che venisse coniata e posta in corso una moneta di blocco, per l’ammontare di un solo milione.

" Questa misura reclamata dalle circostanze e dalla prudenza, fu approvata anche dal signor Comandante Superiore e ne furono ordinati alla zecca i punzoni. Cinque devono essere le monete; da una parte avranno l’indicazione del loro valore e dall’altra l’iscrizione: Blocco di Venezia: da L. 1,60; da Cent. 80; 40; 20 e 10.

" Li punzoni già ultimati esistono presso la Commissione suddetta, e si crede che a momenti nella zecca si darà mano all’opera, a meno che il suddetto signor Comandante non cangi opinione. „

Nella stessa cronaca, al giorno 22 gennaio dello stesso anno, trovasi poi quanto segue: " Nel Giornale Dipartimentale di questa città oggi pubblicato si legge, che il Comando Superiore, onde togliere i timori sulla fabbricazione di moneta di blocco e di carta monetata, che si erano pro pagati fino in Ancona, previene il pubblico, essere assolutamente false siffatte voci, ed essere ferma sua volontà che non abbia luogo né carta monetata, né moneta di blocco, e che inoltre tutti quelli che importeranno viveri, troveranno protezione e buona accoglienza e ne riceveranno subito il pagamento in buone valute. „

Erano stati approntati i punzoni per le cinque monete, ma di una sola, della maggiore, furono fatti i coni, e di essa un solo esemplare in argento, come doveva avere effetto, era a mia cognizione, quello che serbasi nel Regio Gabinetto di Brera in Milano, donatovi dal barone Galvagna, allora prefetto dell’Adriatico, Dai coni, che ora si conservano a