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la zecca di bologna 443

bolognese, sull’esempio di quella di Bologna, fosse tale che per ogni libbra di peso non vi fosse meno d’once 2 e 3/4 d’argento e once 9 1/4 di rame e se ne ricavassero soldi 46 1/2 o denari piccoli 558, che il peso da adoperare come criterio delle successive monetazioni fosse quello di Bologna e che finalmente non si potessero introdurre variazioni nelle monete delle due città senza l’unanime loro consenso1.

Frattanto il mercato bolognese era invaso da moneta parmigiana, per la legge della moneta peggiore, avendo la città di Parma addottato a base del proprio sistema la stessa lega dei denari di Bologna, ma in numero maggiore per ogni libbra2. Perciò i bolognesi sentirono il bisogno di allargare la loro lega monetaria e con patti del 19 settembre 1209, vi abbracciavano anche Parma3. A questa lega tra Bologna, Ferrara e Parma aderì in seguito probabilmente anche Reggio, come sembra dal contenuto della rubrica XXVI del libro VII degli Statuti di Bologna4.

Verso il 1216, la città incominciava a risentirsi della mancanza di moneta propria, causa l’esporta-

  1. Si avverta la debolezza della lega che risponde al 229 %, ma, nota il prof. Salvioni (op. cit.), quanto più tornava necessario coniare monete di poco valore, altrettanto era impossibile attenersi al sistema antico del metallo puro, perchè tali monete sarebbero sfuggite all’occhio ed alla mano. Né si poteva pensare al conio di moneta di rame: perchè il concetto della moneta non poteva allora esser chiaro, come fu poi; perchè non si sarebbe saputo come mantenere il ragguaglio fra la moneta maggiore più antica e le nuove spicciole; perchè finalmente quanto più si torna addietro nel tempo, tanto più la mente, non so dire se più rozza o meno scaltrita, esige di avere nella moneta un pegno del valore che rappresenta.
  2. P. Ireneo Affò, Della zecca e moneta parmigiana illustrata, libri III (nel Vol. V, dello Zanetti, Nuova raccolta delle monete e zecche d’Italia. Bologna, Lelio della Volpe, 1775-1789).
  3. Registro nuovo, c. 132 " De licentia bononie data a Ferrarla quod cum parmensibus monetam faciant. „
  4. Ediz. Frati, II, p. 35 e Salvioni, Op. cit.