Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/89

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miscellanea numismatica 85

una differenza ben notabile ed appariscente collo zecchino di Venezia.

Ben disse il chiarissimo numismatico, che dall’attento esame delle successive modificazioni dello stile e degli accessori dello zecchino veneto possono desumersi utili corollari per l’attribuzione d’altre consimili monete, e la prova l’abbiamo chiara e precisa nel caso presente. Il problema è facile a sciogliere come quello dell’uovo di Colombo, ed eccone il modo.

Nel tempo del doge Domenico Contarini il disegno dello zecchino subì una modificazione, ben nota a tutti quelli ch’hanno scrutinato intorno alle monete venete. L’asta che reggono il santo ed il doge, che fino allora, e nel primo tempo del dogado di Domenico Contarini, era ornata di una semplice banderuola, ottenne, oltre questa, una croce. Cotale accoppiamento di croce e banderuola, che non osservasi che in zecchini "di questo doge, chiede ben presto luogo ad una nuova modificazione, perchè durante la stessa ducea del Contarini fu tolta all’asta la banderuola, e la croce restò da indi in poi costantemente sola, per tutti i tempi successivi, fino alle ultime cusioni di questa celebre moneta.

Hannovi adunque tre varietà dello zecchino di Domenico Contarini: la prima ha l’asta sormontata dalla sola banderuola, la seconda la banderuola unita alla croce, e la terza la sola croce. La seconda di questa varietà, quella cioè della croce sovrapposta alla banderuola, non incontrasi di altri dogi.

Ora notisi, che lo zecchino di Trévoux, che diede argomento a tante discussioni offre appunto l’asta ornata di croce e di banderuola, dunque desso non può essere che la copia del consimile zecchino del doge Domenico Contarini, e poiché l’epoca del costui dogado (1659-1675), non corrisponde, pel Principato di Dombes, che a quella di madamigella Anna Maria d’Orléans (1650-1693), che ultima tenne il dominio di quello stato, lo zecchino in questione deve necessariamente ritenersi battuto da essa, a meno che non si volesse invertire la dimostrazione, affermando che Venezia, nell’aggiungere la croce all’asta del vessillo sui suoi zecchini, abbia preso norma da una contraffazione fatta in suo danno, ciò che, speriamo, nessuno vorrà tenere possibile.