Pagina:Roma Antica 4.djvu/30

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18 DISCORSO

godè vivendo. Della quale avendo parlato a bastanza, oltre a Livio, Gellio, e Macrobio, il Rosino, ed altri moderni, lascerò di dirne altro considerando solamente ciò che fa al proposito nostro, che a’ Settemviri degli Epuloni s’apparteneva l’apparecchiare l’Epulo agli Dei, e particolarmente a Giove; qualora in occasione di vittorie solenni, o per timore di qualche grave calamità sovrastante alla republica facevasi quella cerimonia sagra In quale appresso i Romani chiamavasl Lettisternio, come si ha in moltissimi luoghi di Livio. A tale apparecchio stimo io, che si riferiscano le cose rappresentate in queste Pitture, dalla quale opinione, per mio avviso, non si allontanerà chiunque consideri ciò, che ha in mano la Figura contrassegnata col numero II. ch’è un bacino, o piatto grande, in cui oltre ad alcune foglie verdi le quali dinotano erbaggi, si vede una cosa di color giallo, e di forma tale, che non può quasi giudicarsi esser altro, che una torta o placenta, com’essi la chiamano, cibo usato da’ Romani frequentemente, e sopra tutto ne’ Conviti sagri. Anzi Giovanni Brujerino, il quale ha scritto particolarmente di questa [Lib. 6 cap. 7.] materia, afferma con l’autorità di Ateneo, esservi stata una sorte di Placente, la quale si usava solamente ne’ Pervigili, cioè in occasione de’ Conviti sopraddetti, co’ quali andava sempre unito il Pervigilio. Porta dunque la suddetta figura in quel piatto diverse sorte di cibi, e di cibi tali quali per l’appunto Dionisio Alicarnasseo narra di aver veduto usare [Lib. 2.] a Roma ne’ conviti, i quali si apprestavano ne’ Tempi agli Dii, cioè: ἀλφίτων μάζας καὶ πόπανα καὶ ζέας καὶ καρπῶν τινων ἀπαρχὰς καὶ ἄλλα τοιαῦτα λιτὰ, καὶ εὐδάπανα καὶ πάσης ἀπειροκαλίας ἀπηλλαγμένα: Polente di farina, Placente, farro le primizie d'alcune frutta, e cose simili semplici, e di poca spesa, senz’alcun lusso ed artifizio.

Nè voglio tralasciare, ciò che fa in qualche modo al proposito nostro, che fra l’altre cerimonie usate in occasione de’ giuochi Secolari, nel qual tempo si facevano particolarmente i Leltisterni e gli Epuli agli Dei, una era di dare a chi faceva la funzione, le primizie dell’orzo, e del grano; e delle fave; e da questo costume dichiara eruditamente il Panvinio una medaglia battuta a Domiziano in tempo de’ giuo-