Pagina:Rubagotti-bovio-giordanobruno.djvu/20

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conoscenti, fu da essi indotto a vestir di nuovo l’abito religioso, senza perciò entrare nell’ordine, come di frequente in quel tempo usavasi.

Mosso dal suo spirito irrequieto, ben presto lasciò anche Padova; fece altre brevi soste a Brescia, a Bergamo, a Milano, ritornò di nuovo per qualche tempo a Torino, poi negli ultimi mesi del 1577 prese la via dell’Alpi, che dovevano condurlo nelle sue peregrinazioni attraverso all’Europa.

Egli lascia l’Italia, deciso ad intraprendere una crociata banditrice delle idee che gli tumultuano nella mente e nel cuore.

Sente dentro di sè d’esser chiamato ai trionfi ed alle tempeste del suo secolo. - Per far cadere le vecchie e decrepite credenze fa duopo attaccare ad una sol volta, la scuola, la Chiesa, la religione cristiana, in quanto hanno di più assurdo.

Alle dottrine d’Aristotile bisogna opporre dottrine più logiche e razionali, che i tempi hanno maturato, all’astronomia di Tolomeo contrapporre quella di Copernico, alla fede delle superstizioni, la religione della natura.

Questa è l’ardua missione che Bruno si addossa, e solo, senz’altra scorta che la sua audacia, la gioventù ed il suo sapere, marcia baldo incontro ai fulmini della scolastica e del papato.


Attraversate l’Alpi, Bruno fece la prima sosta a Chambery, presso un monastero del suo ordine, ma le fredde accoglienze che ebbe da quei frati, lo risolsero ben presto a riprendere il suo cammino.