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«Il movimento filosofico comincia in Italia col Rinascimento.

L’Italia si rifà pagana nel pensiero per distaccarsi dalla teologia del Medio Evo e per celebrare le nozze con la natura, che quella teologia maledisse perchè tentatrice, seduttrice, corruttrice e sentina di peccato. Studiando i capolavori dell’antichità, gli artisti impararono come si scopre e si coglie il bello nel vero; studiandone la letteratura, i pensatori, gettati i sillogismi dei tomisti, tentarono i misteri del mondo e dell’uomo sulle orme dei sensisti e degli idealisti delle scuole greche.

Dal Quattrocentocinquanta al Seicento si compie e si solennizza la trasformazione della umanità civile. Il Rinascimento io credo che segua l’êra moderna: i diritti dell’uomo, concetto di nazionalità, reintegrazione del laicato, sovranità delle scienze positive, fiorirono su quella pianta.

Ficino e Bruno uscirono dalla scuola idealista.

Marsilio Ficino inizia con qualche peritanza i nuovi studi, mancandogli l’animo di staccarsi nettamente dalla sintesi cattolica, vi innesta idee tolte a Zoroastro, - Plotino a Gemisto Platone.

Tale conciliazione, ritentata da Schelling, viene simmetrica col sincretismo alessandrino. La scuola alessandrina e l’accademia platonica, di cui Marsilio Ficino era l’anima, sono consanguinee per la simiglianza de’ tempi e dell’officio.

Giordano Bruno, continuatore del Ficino, compie risolutamente l’atto di separazione dalla sintesi cattolica, e da ogni rivelazione soprannaturale.

Giordano Bruno difendendo e sviluppando il sistema di Copernico, dimostra infinita la mole dell’universo; invano cercarsene il centro o la circonferenza; il mondo