Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/138

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

atto terzo 127


Uff. Così fo, Antonio.

Ant. Cesare gli avea scritto di venire in Roma?

Uff. E questo s’appresta a fare. Anzi lungo la via m’impose di precederlo, e dirvi a voce... Oh! Cesare! (vedendone il cadavere).

Ant. Tu tremi, il tuo cuore si gonfia... Vanne in disparte, e piangi. La commozione, ben me n’accorgo, è mal contagioso; i miei occhi, prima ardenti ed asciutti, s’empiono ora di lagrime al veder quelle che ti rigan le gote. — Ottavio quando verrà?

Uff. Passerà questa notte a sette leghe da Roma.

Ant. Riedi a lui, e l’ammonisci di ciò che è accaduto. Digli che qui non troverà più che una Roma in gramaglie, una Roma pericolosa, una Roma che ad Ottavio non offre più sicurezza. — Ma no, non partire ancora; rimanti finchè io abbia mostrato questo cadavere al popolo. Allora potrai dire ad Ottavio come questi riguardasse l’infame assassinio del divino Giulio, e in quale stato lasciasti la misera Roma. — Vieni prestami mano. (escono trasportando il corpo di Cesare).


SCENA II.
Il Foro.
Entrano Bruto, Cassio, e molti cittadini.

Tutti i Citt. Ragione al popolo! ragione!

Br. Seguitemi dunque, amici, ed ascoltatemi. — Tu, Cassio, scendi nella strada vicina, e prendi teco metà di questo popolo. Coloro che amano intendermi parlare, si rimangano; coloro che vogliono seguir Cassio, vadan con lui; e tosto farannosi di pubblica ragione i motivi della morte di Cesare.

Citt. Vuo’ intender Bruto.

Citt. Vuo’ seguir Cassio, per comparar le loro parole, uditi che gli avremo separatamente entrambi.

Citt. Bruto è asceso alla tribuna. Silenzio!

(Cassio esce con una parte dei cittadini; Bruto sale il rostro).

Br. (dal rostro) Piacciavi, cittadini, ascoltarmi con moderazione sino alla fine. — Romani, concittadini, amici, e voi tutti che siete presenti, udite la mia difesa con benifuo silenzio; credetemi per l’onor mio, e abbiate riguardo al mio onore volendo credermi; giudicatemi colla saviezza vostra, e aguzzate gl’ingegni per potermi degnamente giudicare. Se v’è in questo consesso uomo a cui fosse veramente caro Cesare, egli è a questo ch’io dichiaro