Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/259

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248 la tempesta


Seb. Dio conservi sua Maestà.

Ant. Lungamente regni Gonzalo!

Gonz. Ascoltami, signore.

Al. In mercè, taci: favelli inutilmente per me.

Gonz. Vi credo, Altezza; ma ciò ch’io dissi, lo dissi solo onde aguzzar gl’ingegni di questi due nobili cavalieri, che così sovente ci allietano con motti spiritosi.

Ant. Ma voi eravate ora il bersaglio.

Gonz. Io stesso? Oh! in fè, signori, che siete valenti. Ben m’è avviso che sareste da tanto da imprender l’assalto della Luna, se si mostrasse trenta di senza mutare aspetto. (entra Ariele invisibile suonando una musica grave)

Seb. Si, ciò ancora ardiremmo; e guai allora (guardando Gonzalo) agli uccelli notturni.

Ant. Via, messere, non vi adirate.

Gonz. Nol farò; ed anzi vi prego a continuar le vostre facezie, onde vieppiù cresca quel sopore che già mi s’è infuso per tutte le membra.

Ant. Su dunque, dormite, e porgetene orecchio, (tutti s’addormentano, tranne Alonso, Sebastiano e Antonio)

Al. Oh in qual letargo caddero! Piacesse al Cielo che il sonno, chiudendo le mie palpebre, addormisse ancora i miei pensieri. Ben sento che i miei occhi stentano a restare aperti.

Seb. Signore, non combattete il pacifico sonno che vi si offre. Di rado esso si stende sulla sventura; e quando lo fa, è onnipossente consolatore.

Ant. Noi entrambi, Sire, custodiremo la vostra persona; e mentre dormite, veglieremo alla vostra sicurezza.

Al. Accetto l’offerta... il sonno interamente mi vince. (Alonso dorme; Ariele scompare)

Seb. Da che procede tanto sopore?

Ant. Forse dalla natura del clima.

Seb. L’aria parmi però abbastanza dolce.

Ant. Sì, essa ne aleggia intorno come se fosse esalata da due polmoni corrotti, od assorbito avesse, passando, i profumi che s’innalzano da una palude.

Seb. Se ciò è vero, perchè non ne sentiamo noi ancora l’influenza? Io non provo alcun bisogno di riposo.

Ant. Nè io pure. Ma costoro caddero tutti addormentati, e giacciono a’ nostri piedi come se un colpo di fulmine gli avesse abbattuti. Amica fortuna!... Ma non dirò che una parola; e nondimeno... parmi leggere sul vostro viso tutto quello che