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260 la tempesta


Stef. Il mio servo-prodigio annegò la propria lingua nel vino: per me, sfido tutto il mare ad annegarmi. Nuotai, prima di toccare la terra, trentacinque leghe; e, per questa luce di cielo, e sarai mio luogotenente, mostro, o mi servirai da stendardo.

Trinc. Stendardo ti sarà, e atterrirà ognuno che lo vegga.

Stef. Fermiamoci, mostro.

Trinc. Perchè non possiamo andar più.

Stef. Parla, dannato vitello, parla una volta.

Cal. Come sta tuo onore? Lascia che ti lecchi le scarpe. Colui nol vo’ servire (additando Trinculo), egli è un codardo.

Trìnc. Mentisci, animale orribile; mi sento cuor bastante per atterrare un prefetto nel primo dì del suo ufficio. Ma tu, lurido anfibio, vedesti mai che un codardo bevesse tanto vino, quant’io oggi ne bevvi? Vorrai dir forse una menzogna, o turpissimo aborto della creazione?

Cal. Ve’ com’ei mi schernisce! E il lascerai tu dire, mio re?

Trinc. Re? Tanta goffaggine dove mai si vide?

Cal. Di nuovo! di nuovo! Oh! mordilo finch’ei ne muoia, te ne prego.

Stef. Trìnculo, avverti la tua lingua d’esser cauta; e se la fai da ribelle, il primo albero... Questo mostro è mio suddito, e non deve patire tanta indegnità.

Cal. Te ne ringrazio, mio nobile signore; e vorrei rinnovarti la preghiera che ti feci.

Stef. Acconsento: inginocchiati, e ripetila: io e Trìnculo la udiremo stando in piedi.      (entra Ariele invisibile)

Cal. Come te ’l dissi testè, io vivo schiavo d’un tiranno, di un mago, che colle sue frodi mi rapì quest’isola.

Ar. Tu menti.

Cal. (a Trìnculo) Menti tu, scimmia malvagia; e vorrei che piacesse al mio valente sire d’esterminarti. No, no, non mento.

Stef. Trìnculo, se ancor lo interrompi, giuro su questo pugno, che il tuo miglior dente ne andrà in ischegge.

Trinc. Io non fiatai.

Stef. Mormora fra te, se lo vuoi; e tu procedi.

Cal. Io dico che con sortilegi s’impadronì di quest’isola, che a me rubò. Ora piacciati vendicarmi di lui, tu, che l’oserai, essendo composto di diversa pasta da quella di costui.

Stef. Ciò sarà fatto.

Cal. E allora diverrai il signore dell’isola, ed io ti servirò.

Stef. Ma come condur quest’opera? Potrai tu apprestarmi una bella opportunità?