Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/398

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atto primo 11

torna vano; che l’arte del mago è senza potere; tanto quel sacro tempo è pieno di grazia celeste!

Or. Così io pure ho udito e in parte credo; ma, vedete? il mattino, vestito con manto di porpora, calpesta la rugiada di quell’alto colle, là verso oriente. — Terminiamo la nostra guardia, e, se vi piace di seguir il mio avviso, facciamo parte di quanto abbiam visto stanotte al giovine Amleto: perchè, sulla mia vita, lo spirito che fu muto per noi parlerà con esso. Acconsentite che ne l’istruiamo? È una confidenza che il nostro zelo per lui c’impone, e che il nostro dovere ci prescrive.

Mar. Facciamolo, ve ne prego. Io so dove trovarlo questa mattina, e come parlargli in libertà.     (escono)


SCENA II.

La sala del Consiglio.

Entra il Re, la Regina, Amleto, Polonio, Laerte, Voltimando, Cornelio, Grandi, e seguito.

Re. Sebbene la ricordanza della morte di Amleto, nostro amato fratello, sia sì recente ancora, che non possiamo sbandire la tristezza da’ nostri cuori, e una benda di duolo cuopre la fronte di tutto il nostro regno; pure la ragione di Stato ha combattuta la natura, ed esige che, serbando per lui un dolor saggio e mite, non obliamo la memoria di noi stessi. Perciò, regina, compagna nostra e un tempo nostra sorella, sovrana augusta di questo impero bellicoso, noi vi abbiamo scelta per consorte, compresi di una gioia che sopprime il dolore, col sorriso della felicità sulle labbra, e le lagrime negli occhi, disposando le feste dell’imeneo al duolo de’ funerali, l’imene dell’amore a quello della morte, e pesando su egual bilancia il piacere e l’affanno. — Nè di voi, o signori, abbiamo negletto i savi consigli, che, dati liberamente, meritano le nostre grazie. — Ora ci rimane a dirvi che il giovine Fortebraccio, portando di noi debole opinione, o imaginando che la recente morte del nostro fratello sciolti abbia tutti i legami dello Stato, e scossolo fin dalle fondamenta, sedotto forse dal sogno di sua superiorità, non s’è ristato dall’insultare il nostro paese con un messaggio intimante che gli si restituiscano le terre perdute da suo padre, e acquistate con tutte le solennità della legge dal nostro prode fratello. — Questo basti di lui. — Quanto a noi e all’oggetto che qui ci raduna: eccovelo. — Abbiamo vergati dispacci pel re di Norvegia, zio del giovine