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362 IL RE ENRICO V


Huell. Non è buona la pelle di capro? Eccovi ora quattro soldi, per farvi racconciare la testa.

Pist. A me quattro soldi?

Huell. Sì, certo, e li piglierete, se non volete un dono più triste.

Pist. Li prendo come arra di vendetta sicura.

Huell. Se qualche cosa vi debbo, vi pagherò a colpi di bastone. Dio vi accompagni, vi conservi e vi risani. (esce)

Pist. Tutto l’inferno si muoverà per vendicarmi.

Gow. Ite, ite; non siete che un miserabile. Come osaste voi farvi beffe d’uomini generosi, se cuore non avete per sostenere le vostre parole? Due o tre volte vi ho già veduto a ridere di quel vecchio prode. Avete creduto senza dubbio, perchè non sapeva parlar bene l’inglese, che fosse inetto a trattare un bastone all’inglese. Ma ora vi dovete esser convinto dell’opposto, e cominciando dunque da ora, abbiatevi questa correzione gallese come una buona lezione di un Londinense. Addio. (esce)

Pist. Forse che la fortuna mi schernisce? Mi fu annunziata la morte della mia cara Elena, talchè eccomi privo del mio ospizio. Vecchio divengo, e l’onore cacciato fu dalle mie membra indebolite a colpi di bastone. Or bene; mi farò mezzano e seguirò la mia inclinazione che mi porta al mestiere di tagliaborse. Andrò segretamente in Inghilterra, e là ruberò, metterò impiastri sopra margini poco gloriose, e dirò che furono frutto delle guerre di Francia. (esce)

SCENA II.

Troyes in Sciampagna. — Un appartamento nel palazzo del re di Francia.

Entrano da un lato il re Enrico, Bedford, Glocester, Exeter, Warwick, Westmoreland ed altri lórdi; dall’altro il Re di Francia, la regina Isabella, la principessa Caterina, signori, signore, ecc., il Duca di Borgogna, e il suo seguito.

Enr. La pace, che è lo scopo di quest’adunanza, presieda fra noi! — Felicità e salute al nostro fratello di Francia, e alla nostra illustre sorella! Giorni sereni e prosperosi alla nostra amabile principessa e cugina Caterina! Voi, membro illustre di questa corte, nobile rampollo di questo trono, voi la cui lealtà ha dato luogo a questo augusto consesso, prode duca di Borgogna, ricevete il nostro saluto e i nostri voti; questi a voi pure addirizziamo, principi e pari di Francia.

Re. È con gioia sincera che ci allietiamo di goder qui della presenza del nostro illustre fratello d’Inghilterra. Siete il ben venuto, e voi tutti ancora, grandi di sua corte.