Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1859, V-VI.djvu/383

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
374 IL RE ENRICO VIII


Enr. È mezzanotte, Carlo: va a letto, ti prego; e nelle tue orazioni non dimenticare la porera regina. Lasciami solo; perchè debbo pensare a cosa che richiede la più grande attenzione.

Suff. Desidero a Vostra Altezza una buona notte, nè dimenticherò di pregare per la mia buona signora.

Enr. Buona notte, Carlo, (esce Suff. Entra sir Antonio Denny) — Ebbene, che recate?

Den. Sire, ho condotto milord l’arcivescovo come me l’avevate comandato.

Enr. Ah! Canterbury?

Den. Sì, mio buon lord.

Enr. Bene: dove è esso, Denny?

Den. Aspetta i comandi di Vostra Altezza.

Enr. Fallo venire. (Den. esce)

Lov. (a parte) È quistione certo del negozio di cui mi parlò il vescovo; venni in buon tempo. (rientra Denny con Cranmer)

Enr. Sgombrate (a Lovell che sembra voler restare) Ah! dissi che ve ne andaste! (escono Lov. e Den.)

Cran. (fra sè) Ho timore. — Perchè è egli sì livido? Il suo aspetto è terribile. Qui si nasconde un mistero.

Enr. Ebbene, milord? voi vorrete sapere perchè vi facessi chiamare?

Cran. Ho dovere di obbedire ai comandi di Vostra Altezza.

Enr. Vi prego, alzatevi, mio diletto lord di Canterbury. Venite, dobbiam fare una corsa insieme: ho alcune notizie da comunicarvi: datemi la vostra mano. Ah! mio caro lord, sento dolore per quello che debbo dirvi, e sono fieramente commosso pensando alle conseguenze che ne potran derivare. Non è molto che intesi, sebbene non volendolo, alte lagnanze mosse contro di voi, onde fui costretto a chiamarvi dimani dinanzi al Consiglio. So che non potrete discolparvi di quelle accuse senza dar prova di una gran pazienza, e forza vi sarà, mentite dura l’esame, di accettare la Torre per dimora. Essendo voi membro del nostro Consiglio, dobbiamo procedere così, altrimenti nessun testimonio oserebbe prodursi contro di voi.

Cran. Ringrazio umilmente Vostra Maestà, e son lieto di questa occasione che mi dà agio di mostrarmi nella mia vera luce, perocchè so che non vi è alcuno che più di me sia morso dal dente della calunnia.

Enr. Fatevi coraggio, buon prelato. La vostra fedeltà, la vostra integrità, sono profondamente scolpite nel nostro cuore; onde rassicuratevi. Ma pel Cielo! qual carattere è il vostro? Io