Pagina:Saggio di canti popolari veronesi.djvu/7

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PREFAZIONE.


Quando accademi udire taluno, ed è troppo spesso, movere lagni dell’epoca trista in cui ci troviamo, accusando la natura che il fece nascere a giorni sì disastrosi; e questo non perchè l’animo suo generoso lo inciti per modo da trovar troppo lento il moto della civiltà milìtante, o perchè sia egli troppo fieramente conturbato dalle piaghe moltissime onde la umanità spasima ancora sotto il cumulo di sventura eredato dai secoli che furono e di fronte alli ultimi sforzi delli sciagurati che con vario intendimento e pretesto vorriano eternarne le angoscie; non per tutto questo, ma perchè le splendide battalie della civiltà costano spesso danaro, lagrime e sangue: ma perchè per esse vien rotta quella lunga sequela di spensierate dolcezze, di ozio, e di colpe onde menarono vita soporosamente beata le frolle generazioni di altri tempi; quando accademi udire lamenti siffatti, io guardo fisso nel volto quei che li move, e con aria tra stupìta ed irosa gli volgo seccamente le terga, senza pur dargli risposta, onde non abbia almanco il disagio di arrossirne fino ai capelli.

Per mio conto, quale che possa essere l’opinione di altrui, comunque certuni si sbraccino a dire che siamo in una valle di lagrime, e dato che si doveva nascere, la vita in quest’ore solenni non mi è punto discara: perilchè senza escludere sienvi stati o possano tornare tempi meliori sono riconoscente alla