Pagina:Saggio di racconti.djvu/108

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100 racconto undecimo

consiglio? Avrai fiducia in me?» — «Cosa vuoi? rispose egli con rassegnazione, farò a tuo modo. Ma so che se dovessi rinunziare al disegno morirei di dolore.» — «Che di’ tu? esclamò con impeto la sorella. Oh! io non ti voglio credere pusillanime a questo segno. M’immagino: quanto ti debbano premere le belle arti; ma se si trattasse di abbandonarle per dovere di buon figliuolo, per amore del babbo, con la speranza che un giorno ci riesca di ottenere da lui quel che desideri?... No no! non ti dare subito in braccio alla disperazione. Ah! ma ti compatisco, fratello mio... Tu sei ancora troppo fanciullo; tu ne hai provati pochi dei dispiaceri; le son pur tante le cose che si vorrebbero avere e che ci vengono negate dalla fortuna o dagli uomini! E per questo, dobbiamo noi lasciarci abbattere in un momento? Più coraggio, Cecchino mio, più coraggio! Rammentati che devi essere uomo alla fine. Oh! io non ti terrei per fratello se ti vedessi così debole. Pensa alla povera mamma... Quanto bene mi voleva! Tu eri piccolo, e non sai cosa voglia dire perdere una mamma quando s’è imparato a conoscere l’amor suo. Anch’io, vedi, anch’io sul principio credei di doverle andar dietro. Piansi giorno e notte, mi ammalai, perdetti l’appetito e le forze; e quella fu una disgrazia senza rimedio! Nonostante mi restava il babbo, il suo amore, l’amore del mio fratello, e lo abbracciava teneramente, e alla fine mi detti pace. Penso a lei ogni giorno; conosco quanto abbiamo perduto; ma cerca d’imitare il suo coraggio. Oh quanto ne aveva!» E