Pagina:Saggio di racconti.djvu/119

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cecchin salviati 111

rebbe abusare, essere troppo indulgente. Po’ poi sarebbe sempre disobbedienza» — «Oh! non c’è pericolo, riprese l’Anna. Dacchè io gli ho promesso di manifestarvi il suo pentimento, il suo desiderio, non ha più toccato un disegno. Anzi io gli dissi: E se tu non potessi ottenere il permesso di disegnare, vorresti disperarti, continuare a disobbedire tuo padre? E quasi quasi lo indussi a fare la privazione per sempre. Ma caso mai (che non lo credo), caso mai non avesse potuto resistere... vedrò prima io; andrò innanzi... e se fosse levato a disegnare... già il perdono è dato e la licenza non si ritratta... ma allora.... aspetterà a domani a saperlo; e se non glielo vorrete dir prima voi, ci vorrà pazienza, lo saprà da me. Ecco fatto.» E preso il lume corse verso la cameretta di Francesco. Suo padre a lenti passi le andava dietro. Ella, arrivata sulla soglia fece capolino all’uscio, e vide il fratello già a letto. Tornata indietro con baldanza accennò al babbo che ogni dubbio era svanito. «Ma dormirà,» diss’egli sotto voce. «Ah!» scotendo il capo «vedrete che non dorme.» E finite le sue parole lo udirono sospirare. Allora il padre non pote resistere; fece cenno all’Anna di entrar subito a prevenirlo; ed era più impaziente di lei di dare quella consolazione al figliuolo. «Buone nuove, Francesco» esclamo l’Anna entrando nella camera, «buone nuove!» — «A me?» diss’egli maravigliato. — «Si, buone nuove, e meno sospiri. Cosa sono questi sospiri? — E tu me lo dimandi? — Non più, non più» seguitò ella con un