Pagina:Saggio di racconti.djvu/118

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110 racconto undecimo

anima, a consolare la vecchiaia del povero vedovo!» Poi mettendo la destra sul capo dell’Anna, e accostandosela al petto con la sinistra: «Che Iddio ti benedica!...Va a riposarti; consola domani il tuo, il nostro Francesco; e digli pure, sì, digli che io gli concedo volentieri di far la sua volontà, e penserò a trovargli un maestro.» L’Anna non capiva più in sè dalla gioia; non aveva parole fatte; e baciata la mano al padre, tutta giubbilante esciva di camera. Ma quando fu sulla soglia si soffermò, e disse sommessamente: «Già Francesco.... poverino!... non dorme più in pace come prima... scommetto io che ancora e sveglio.... Babbo! se andassi subito a dirglielo?...» E il padre con amorevole compiacenza, «E tu va subito» disse. Allora tornando a lui e pigliandolo per la mano, e guardandolo di sotto in su con un dolce sorriso: «Se veniste anche voi! esclamò. Se veniste a dirglielo proprio da voi... Quanto sarebbe più grande la consolazione di Francesco!... Oh! come dormirebbe bene dopo tante notti vegliate coi rimorsi!» — «Eh! rispose Michelangiolo, che vuoi tu che ti dica? Stasera... è una gran serata stasera. Bisogna far tutto a modo suo, aggiunse tra sè; ebbene! Se non dorme... eccomi teco.» E andava, lasciandosi condurre per mano dalla figliuola. «Ma, disse poi rattenutosi un poco, e messo in sul serio «e se fosse al solito a disegnare?... E che io dovessi trovarlo lì?... Anna! Il tuo amore il tuo zelo per il fratello meritano molto, ed io, lo vedi, io voglio bene a Francesco; ma non conver-