Pagina:Saggio di racconti.djvu/124

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116 racconto undecimo

Di mano in mano che egli andava crescendo, ripigliava il colorito di sanità, e gli tornava la robustezza del corpo. Dipoi manifestò un’indole ardimentosa e bizzarra; e in pochi mesi fece tanto profitto nel disegno, che tutti ne stupivano.

Pensate se l’Anna era lieta a vedersi rivivere sotto gli occhi il fratello, a udire le lodi che di lui facevano il maestro e il Diacceto, e ad accorgersi della segreta contentezza del padre! Francesco poi conoscendo che tanto bene gli era venuto da lei, nutriva per essa un affetto maraviglioso; e lei chiamava il suo angiolo tutelare.... Oh! sì, Francesco, una sorella amorosa e un angiolo tutelare. Felice tu che l’avesti! V’è chi non gode di quest’affetto; e cercandone altri, si studia di riempire il vuoto della sua anima. Ah! dopo quello dei genitori, altro affetto non v’è che sia del fraterno più dolce, più puro e più fidato!

UN AMICO

Già quel tanto che Francesco poteva imparare nella bottega dell’orafo era divenuto poco per lui, sicchè aveva incominciato a metter mano ai pennelli sotto la scorta di Giuliano Bugiardini; e in età di 13 anni coloriva per suo studio quadretti che gli davano occasione di farsi strada fra gli artefici di merito e di età superiori alla sua. Non erano invero quei primi lavori opere da maestro; ma dimostravano molto ingegno, un tocco risoluto, una verità che s’accostava alla perfezione della natura, e più che