Pagina:Saggio di racconti.djvu/130

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122 racconto undecimo

vano già abbassati gli archibusi contro la moltitudine; ma Niccolò Capponi, autorevole cittadino, impose loro di rialzarli, ed essi, che ben sapevano esser vano ogni sforzo contro la furia del popolo, subito gli rialzarono e pensarono come più poterono a salvarsi la vita.

Il palazzo era già pieno di cittadini e in mano del popolo; la Signoria, benchè tutta dalla parte dei Medici, dovè obbedire ai voleri della moltitudine; dichiarar tosto ribelli i Medici, e per la terza volta bandirli. Furono aperte le carceri ai prigionieri di stato; richiamati i fuorusciti; e suonando a distesa la campana del popolo, fu proclamato il ristabilimento della repubblica.

Saputo il fatto improvviso dai Medici e dai loro aderenti, si apparecchiarono a tornare in Firenze, a ritogliere al popolo il perduto governo, e si fecero precedere da una fiorita banda di più che mille soldati dell’esercito della lega. Costoro si spinsero subito innanzi a riconquistare la piazza, di dove il popolo sorpreso dall’arrivo improvviso di tante forze si ritirò senza combattere. Ma i cittadini che erano già nel palazzo cominciarono gagliardamente a difendersi. Non avevano essi che poche armi e pochissime munizioni; ma sparando alcune archibusate dalle finestre, ferirono alquanti soldati e uccisero un banderaio. Allora i soldati si ristrinsero insieme, e pensando di dover essere meno offesi e di potere sforzare la porta, corsero in furia all’entrata principale. Quivi con le picche tutti insieme puntando con