Pagina:Saggio di racconti.djvu/131

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cecchin salviati 123

grand’impeto la scotevano e la facevano scostare più che mezzo braccio dalla soglia. Parte dei difensori la sorreggevano di dentro, e parte di sul ballatoio e dalle finestre gettavano sui soldati quanti sassi, legni e pezzi di tegoli potevano. Ma poi non avendo altro da avventare, e i soldati soverchiando con le loro forze la resistenza dei difensori, erano quasi pervenuti ad atterrare la porta ed a ripigliare il palazzo. In questo mentre Jacopo Nardi, confortati i compagni a sostenere ancora un poco l’impeto dei nemici, salì di sopra, e a coloro che smarriti e disperati erano mostrò un gran numero di pietre a guisa di muriccioli ammassate e di fuori incalcinate e arricciate che non si vedevano; e poi fatti rompere i lastroni i quali a modo di lapide di avelli ricoprivano e tenevano turate le buche de’ piombatoi, disse, che il palazzo i padri e la patria difendessero di forza; ed essi a gara l’uno dell’altro tante pietre e così grosse cominciarono giù sopra la porta a scagliare, che, i soldati furono di subitamente ritirarsi costretti, non solo dalla porta dinanzi, ma ancora da quella del fianco verso il canto degli Antellesi, alla quale di già appiccavano il fuoco1. Così la prudenza e l’animosità del Nardi salvarono i cittadini dalla morte, le loro case dal saccheggio e la città dall’estrema rovina; e sebbene fossero venute dal campo artiglierie e altri soldati, e fosse in armi tutta la fazione dei Medici per riprendere il palaz-

  1. Varchi Lib. II.