Pagina:Saggio di racconti.djvu/132

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124 racconto undecimo

zo, nonostante i capitani, temendo l’avvicinarsi della notte e lo sdegno delle famiglie degli assediati, offersero capitolazione a quei di dentro, col patto di lasciarli uscir liberi e di dimenticare le offese da ambe le parti. E così fu fatto, rimanendo per poco sospesa e non impedita la terza cacciata dei Medici.

UNA PROVA DI CORAGGIO

Francesco aveva visto da lontano la fiera zuffa; e benchè giovinetto, arditamente si doleva che i cittadini avessero tentato invano di ricuperare la libertà. Quando poi scorse come una di quelle pietre gettate giù dal palazzo avesse rotto l’omero e troncato di netto il braccio del David scolpito dal Buonarroti, unì al dolore di popolano quello d’artista, e si sarebbe scagliato subito tra gli assalitori per ricuperare i pezzi, se da sè solo avesse potuto raccoglierli tutti. Dopo essere stato alquanto in fra due, vinto dall’impazienza, corse a ritrovare il Vasari al Ponte vecchio, e con animo risoluto gli disse: «Tu vedi come ci perseguita la disgrazia! Siamo condannati a viver tuttora in schiavitù, e vediamo anche perir senza pro i monumenti dell’arte. Se per tenere il palazzo dovessimo perderli tutti, pazienza! La repubblica saprebbe alzarne dei nuovi e più belli. Ma ecco qui; il David del Buonarroti ha perduto un braccio, e il palazzo è tornato a’ Medici; almeno salviamo il David dagli oltraggi di quei mascalzoni; che non si vantino di averci sfregiati così.