Pagina:Saggio di racconti.djvu/133

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cecchin salviati 125

Ah! io vorrei recuperar que’ pezzi, fare alla patria e al Buonarroti questo servizio; ma solo non posso! chi mi aiuta?» — «Io» rispose francamente il Vasari. «Ma come faremo? la piazza è piena di soldati e d’artiglierie. Non vedi come si sono appostati per tutto? Ora nessuno ardisce andar fuori; anche i Palleschi1 sono in sospetto. Chi entra fra quella selva di spadoni, d’archibusi e di picche?» — «Eh! c’entrerei ben io, diceva Francesco incrociando i pugni sul petto, se potessi prendere da me solo in una volta que’ pezzi. No, non avrei paura. Po’ poi sono un ragazzo; non vorranno costringermi a dir: Viva le palle! E purchè mi lasciassero ricuperare il braccio del David, saprei morire come quel generoso del Ciacchi con le parole di popolo e libertà sulle labbra2» — «Ebbene son teco, disse infiammato dall’esempio il Vasari; in due potremo prendere tutti i pezzi.» — «Giorgio! dici tu il vero?» abbracciandolo con trasporto. — «Avanti su-

  1. I partigiani dei Medici.
  2. «Così v’ebbero di quelli che stettero a’ patti di piuttosto volersi lasciare ammazzare e tagliare a pezzi, che di mai altro che popolo gridare, come a Bernardo di Tommaso Ciacchi intervenne, il quale avendo dal canto degli Antellesi una buona piccata toccato, e tornandosene di suo passo col becchetto del cappuccio avvolto al capo verso casa, riscontro innanzi alla Chiesa di s. Pulinari alcuni soldati, i quali mai dal suo proponimento rimuovere nol potettero, anzi quante ferite gli davano essi dicendo, grida palle, tante egli con meravigliosa costanza e ostinazione gridava, popolo, e così gridando cadde morto.» Varchi Lib. II.