Pagina:Saggio di racconti.djvu/167

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cecchin salviati 159

mano, col viso bianco, e dagli occhi fissi nella lettera sgorgavano amare lacrime. «Oh Dio! esclamò Giorgio, che t’è intravvenuto, Francesco?» Egli riscosso con un tremito di tutta la persona, lo guardò languidamente, e gli dette a leggere il foglio. La madre Priora del convento di S. Maria Nuova gli faceva sapere: «Come l’Anna de’ Rossi dopo aver voluto assistere con zelo esemplare i malati essendo travagliata da una febbre di consunzione, alla fine aveva dovuto rimettersi a letto. Allora il male l’aveva assalita con tanta violenza da non lasciarle respiro per iscriver due versi al fratello. Ma anche nell’agonia si rammaricava acerbamente di non poterlo rivedere, e deplorando le cagioni del suo esilio, era morta dopo averlo raccomandato con pietose preci al Signore. Com’era stata virtuosissima nella breve e travagliata sua vita, così pareva un angiolo moribonda ed estinta. Le suore la piansero e la piangono tuttavia. Ma si confortano d’averla in Paradiso a interceder per loro. Laonde sperava che anch’egli dovesse trovar pace in quel pensiero, e sopportare con rassegnazione il dolore di mai più rivederla sopra la terra.» Ah! quella rassegnazione era troppo ardua per lui che perdeva il solo bene che gli fosse rimasto; e Giorgio, atterrito dalle conseguenze di sì dolorosa notizia, faceva di tutto per confortarlo; ma egli con languida voce rispose: «Oh amico mio! tutto e finito per me. Io sperava di riabbracciar lei, di riveder Firenze men desolata... Ma no! senza patria e senza sorella! Giorgio... è inutile ogni conforto;