Pagina:Saggio di racconti.djvu/168

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160 racconto undecimo

lasciami, lasciami; non ho più motivo di desiderare la vita.» In poco tempo Francesco si ridusse a così mal termine, che Giorgio cominciava a disperar davvero di sua salvezza, ne aveva voluto più abbandonarlo. Ma una mattina il vecchio Jacopo Nardi1 fuoruscito fiorentino, che soleva spesso conversar con Francesco, udito parlare del suo misero stato, e saputane la cagione, andò a ritrovarlo. Francesco all’aspetto dell’esule illustre e del vecchio venerando parve rianimato, e mossosi ad incontrarlo con un leggero sorriso sopra le labbra: «Padre mio! egli disse, il Cielo v’ha mandato per confortarmi. Io credeva di dover morire senza saper più nulla della nostra Firenze. Questa visita mi fa sperare che forse non sia perduta ancora ogni cosa; avete voi qualche buona notizia pei miseri fuorusciti?» — «Figlio mio, l’altro rispose, l’Imperatore è sbarcato a Napoli, e pare che non isdegni di udire le nostre lagnanze. Abbiamo preso la risoluzione di andar tutti colà, e accusare apertamente Alessandro. Il cardinale Ippolito è per via, e ci fa sapere che è tempo di raggiungerlo. Io ti aveva scelto per il bastone del mio viaggio...» — «Davvero! esclamò Francesco abbracciandolo rispettosamente. Ebbene! vi seguirò; oh! sì; il mio è un dolore grande, indicibile, perchè non v’era umana dolcezza che potesse agguagliarsi all’amore di una sorella come la mia;

  1. Lo storico, e quello stesso che salvò i difensori del palazzo della Signoria coll’additar loro le pietre da lanciare sui soldati nemici.