Pagina:Saggio di racconti.djvu/19

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ilario 11

sario per crescere e dare il frutto; e il sole ardente brucia allora ogni cosa. Oppure la carestia dipende anche dalle troppe piogge che portano via le semente o fanno marcire i semi e le pianticelle tenere, o dalle grandini che percuotono i frutti e impediscono loro di maturare. Inoggi la carestia e più rara, perchè gli uomini istruiti e giudiziosi cercano di prevenirla serbando le grasce quando ne avanzano, come fa l’artigiano prudente, il quale risparmia sempre qualche cosa del suo guadagno, e lo mette da parte per quando non potesse lavorare a motivo delle malattie o della mancanza di lavoro. Insomma nel paese dove era Ilario vi fu questo flagello della carestia, e bisognò contentarsi di mangiare il pan solo, e poco buono, e meno di prima. Anche a lui, povero fanciullo, toccava a stentare, ed era sgomento vedendo stentare anche gli altri, e specialmente i suoi cari benefattori; anzi, quando portava la colazione a Nanni, e la vedeva così magra, gli venivano le lacrime. E sapete voi cosa fece alla fine? Avuto il pane per sè, ne mangiava un poco, tanto da non morire di fame, e poi, di nascosto alla Maria, univa il resto alla colazione di Nanni; e così digiunava più di tutti. Ma una mattina appunto mentre andava da Nanni, la debolezza e lo sfinimento l’obbligarono a mettersi a sedere in terra per ripigliar fiato; aveva il pane per Nanni e il di più che era suo, ma non se ne voleva approfittare. Nanni, diceva egli fra sè, è più grande, dura fatica tutta la giornata, per non lasciar patire la fame a noi,