Pagina:Saggio di racconti.djvu/20

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12 racconto primo

e ha bisogno di maggior nutrimento; io non son buono a nulla, e mangio a ufo. Mentre era in quel modo mezzo svenuto, passò di lì quel contadino che sapeva leggere e scrivere, lo vide, e si accorse che pativa. Si fermò, e gli domandò perchè non mangiava il pane invece di lasciarsi sfinire; ed Ilario a fatica rispose che quella era la colazione di Nanni; che egli aveva mangiato, e si riposava un poco per andare a portarla a chi doveva averne più bisogno di lui; che già era poca, e non gli dava il cuore di diminuirgliela di un boccone. «Hai ragione, rispose il contadino; ma non vedi che se la fame ti leva la forza di camminare, sarete due a patire? Non è meglio che tu mangi un poco, e poi tu vada a portargli subito il resto?» — «Ma ora posso camminare», rispose Ilario; e si alzò pieno di coraggio, e fece diversi passi come se fosse stato ben pasciuto; ma quello era uno sforzo, e alla fine non potè reggere; vacillò, e cadde privo di sentimenti. Allora il contadino, maravigliato e intenerito, lo prese in collo, lo condusse nella sua casa che era vicina, gli fece mangiare un po’ di pappa dei suoi figliuoli, perchè egli era meglio provvisto degli altri, e poi lo mandò subito a portare a Nanni una colazione più abbondante di quella che aveva prima. Quindi la sera comparve a casa della Maria un garzone con un sacco di farina, senza voler dire da chi fosse stato mandato. Figuratevi la consolazione di quelle buone creature! ma non si raccapezzavano per che modo fosse venuta quella provvi-