Pagina:Saggio di racconti.djvu/41

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l’indifferenza 33

nulla. Per ora hai vivi tutti e due i tuoi genitori che pensano ai tuoi bisogni; ogni sera trovi un buon letto....» Carlo a queste parole cominciò a fare il viso rosso, e una lacrima gli spuntava sugli occhi. «Cos’è stato? soggiunse allora la madre, hai paura delle disgrazie? È vero che possono venire da un momento all’altro; ma per ora, tu lo vedi, la provvidenza non ci abbandona.» Stettero un poco tutti zitti; Carlo rasciugò le sue lacrime, e andò a letto col proposito di dare il giorno dopo quanto denaro aveva a quella povera donna.

Infatti la mattina subito di levata andò alla cassetta a cavarne fuori i denari... Suo padre passando per caso davanti all’uscio della sua stanza vide che stava lì a contarli, e s’immaginò subito che avesse una buona intenzione; non lo volle interrompere, e si fermò sulla soglia per osservare. Carlo era tanto sopra pensiero, che non si accorse di lui. Aveva già i denari stretti nel pugno; con l’altra mano si preparava a chiudere la cassetta; e suo padre consolato ed ansioso non vedeva l’ora di abbracciare un figliuolo caritatevole. Ma a un tratto Carlo ricominciò ad esitare, gli dispiacque di lasciar vuota la sua scatolina, ricontò i denari, ne prese una parte, rimase un pezzo in fra due, e alla fine gli ripose tutti serrando presto presto la cassetta. Il padre si sentì allora una stretta d’afflizione; gli caddero le braccia, e dove fuggire l’incontro di Carlo. Povero padre! egli aveva un figliuolo senza buon cuore! Ma l’amor paterno e così grande, ch’ei non poteva credere ancora a