Pagina:Saggio di racconti.djvu/42

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34 racconto quarto

quelle cattive apparenze, sebbene considerando la condotta di Carlo, avesse sempre di che temere. Vedeva bene che il suo animo non era tranquillo; qualche volta, cosa insolita, pareva annoiato dello studio; e nel tempo di ricreazione non si abbandonava più coi suoi compagni a quella gioia sincera dell’innocenza. All’aspetto di un povero chinava la faccia; e talora gli vide fare il cipiglio. Un fanciullo che fa il cipiglio non è contento di sè medesimo.

Pochi giorni dopo, mentre erano a tavola, la madre di Carlo disse al marito che la Vedova era più tribolata di prima. Non potendo pagare la pigione della sua stanza, il padrone la licenziava. Povera donna! dove sarebbe andata a rifugiarsi con quelle tre creature, in tempo d’inverno! Il padre afflitto da quella notizia, rispose: «Come faremo? ancora non ho potuto ottenere per lei quel che sperava, e il peggio è che i miei guadagni sono limitati.... e mi scomoderebbe assai doverle pagare subito la pigione.» Mentre il padre e la madre di Carlo si guardavano con rammarico, egli mandava giù a stento il suo cibo, e si rimproverava la passata indifferenza. Avrebbe voluto rimediarvi; ma una volta avvezzatosi a fare il sordo alle ispirazioni della carità, non gli dava più l’animo di parlarne. Un poco dopo: «Vorrei farti un progetto, soggiunse la moglie al marito. Se non ti piacerà, tu sei il padrone di non adottarlo. Noi mangiamo l’antipasto. Non potremmo per qualche tempo farne di meno, e a poco a poco con questo risparmio rimettere assieme la pigione per la Vedo-