Pagina:Saggio di racconti.djvu/68

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60 racconto ottavo

detto è la prima che incontrerete a destra; io la scorgo già tra quelli alberi. Preverrò il contadino perchè vi dia quel che v’occorre. Fate buon viaggio... felice notte.» E in ciò dire, quasi senza dargli tempo di rispondere, lo lasciò, e si diresse a gambe alla casa del contadino, dove abitava anch’egli insieme con sua madre.

Il Valenti era un uomo d’indole piuttosto ruvida, avvezzo ad aver che fare ed a contrastare con molta gente, ed ingolfato sempre negli affari. Non aveva famiglia; e qualche volta coloro che, per attendere alle molte faccende e per tener dietro alle imprese e ai guadagni non si curano di formarsela, sogliono parere indifferenti ai più teneri affetti. Si direbbe anzi che fossero uomini diversi dagli altri, uomini fatti solamente per negoziare; e taluni di essi reputano debolezza l’aprire il cuore alle affezioni domestiche. Ma egli restò commosso dalle ingenue attrattive e dal generoso contegno di Roberto; e forse per la prima volta accolse nell’animo un sentimento molto più umano di tutti quelli che lo avevano fin allora occupato. «Se io fossi sicuro di avere un figliuolo così, pensava egli, non avrei repugnanza a pigliar moglie e diventar padre di famiglia.»

Intanto arrivò alla casa, e trovò sull’uscio un contadino che lo aspettava. Questi era già consapevole del suo bisogno, ed aveva cavato dal baroccio un acciarino che facilmente potè essere adattato al calesse. Il Valenti pose mano alla borsa, e voleva