Pagina:Saggio di racconti.djvu/69

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l’acciarino perduto 61

largamente ricompensarlo; ma il contadino ritirandosi con risoluzione e con garbatezza: «Le pare? disse, non debbo, non posso accettar nulla; mi basta di aver fatto piacere al Sig. Roberto; questo per me vale più di qualunque ricompensa» — «Ma ditemi un poco, soggiunse il Valenti pigliandolo familiarmente sotto braccio e tirandolo in disparte, io non sono mosso a farvi questa domanda da una semplice curiosità. So che quel fanciullo ha una madre malata che abita qui; me l’ha detto egli stesso; e, a quanto pare, non appartiene ad una famiglia di contadini. Se fossero persone infelici, io potrei offrir loro la mia assistenza.» — «Se sono infelici! rispose il contadino, pur troppo!... Ma non posso dire altro... La signora non ha caro d’esser conosciuta ...» — «Amico, soggiunse con amorevolezza il Valenti, voi parlate con un uomo onesto. Sappiate che io debbo la salvezza della vita a quel giovinetto; se non era egli che mi avvertiva dell’acciarino perduto, a quest’ora sarei precipitate nel fosso; ed ho il rimorso d’aver fatto correre anche a lui un grave rischio. Figuratevi quanto debbo desiderare d’essergli utile! Voi mi fareste proprio un servigio a somministrarmene il mezzo, a palesarmi l’esser suo.» Ma il contadino si ostinava a tacere; ed egli allora non volle insistere, e partì proponendosi di cogliere una migliore occasione per arrivare all’intento.

Il giorno dopo, il suo contadino andò premurosamente a trovarlo, e gli disse che vi sarebbe stato