Pagina:Saggio di racconti.djvu/72

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64 racconto ottavo

alla loro padrona. Intanto desiderò che introducessero il calesse sotto la loggia ed accostò all’uscio, e poi gli pregò ad accudire alle loro faccende senza curarsi del resto. Essi obbedirono volentieri, ed egli fu condotto nella stanza della vedova.

Quella signora nata e vissuta in un palazzo della città, era ridotta ad abitare con disagio in una povera stanza della casa del suo contadino. Quella stanza le faceva da salotto e da camera. Un piccolo letto per lei ed un canapè pel figliuolo, tre sedie, una cassa e un tavolino componevano la mobilia del suo quartiere. Per salvare l’onor del marito aveva saputo privarsi delle sostanze e dei comodi della vita; ma la compagnia di Roberto le teneva luogo di tutto. In qualunque più misera condizione, purchè fosse stata con lui, sarebbe vissuta volentieri ed in pace. Nonostante tra pochi giorni doveva perdere anche quell’ultimo ricovero. Poi le sarebbe stato necessario affidarsi tutta nel lavoro delle sue mani.

Ma per colmo di sventura le passate tribolazioni l’avevano fatta ammalare, e chi sa se avesse potuto reggere ad una vita sempre più meschina e tanto diversa da quella per la quale era nata! Tuttavia Roberto cresceva sano, robusto, amoroso; ogni speranza di quella povera madre era fondata su lui; ed esso lo sapeva, e si preparava a salvarla un giorno dalla miseria.

Appena che il parroco fu entrato, la vedova aiutata dal figliuolo si alzò per salutarlo rispettosamente, e lo invitò a sedere.