Pagina:Saggio di racconti.djvu/86

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78 racconto nono

babbo, rispose Guiniforte maravigliato:» Allora la madre rasserenata le tolse, e affissando Guiniforte gli disse: «Oh! figlio mio, questa novità mi aveva sorpresa; se tu sapessi! la miseria non meritata si sopporta volentieri; ma guai se fosse cagione di qualche bassezza!» — «No, madre mia, questo non seguirà, rispose risolutamente Guiniforte. Oggi il babbo mi ha dato una buona lezione, e saprò imitarlo. Appunto per non avvilirsi ha venduta una parte dei suoi cari manoscritti, ed e pronto a vendere anche gli altri; ma ti so dir io che non gli venderà, no, se il cielo vorrà aiutarmi.» — «E su cosa fondi tu questa bella speranza? disse premurosamente la madre.» — «Oh, rispose Guiniforte, devi star sicura che io non commetterò nè viltà nè imprudenze; voglio tentare una via...; voglio vedere se son capace anch’io di ricavare qualche frutto dal mio sudore.» La madre che conosceva la purezza de’ suoi sentimenti, non si oppose, e guardando il cielo come per implorarlo favorerole ai voti del figliuolo, si mostrò rasserenata dalla speranza. Allora Guiniforte ritornato nello studio del padre, si tolse il codice greco, e incominciò a ricopiarlo finchè durò la luce del giorno. Le mattine di poi si levò innanzi il sole; e senza che alcuno se ne accorgesse vi lavorava indefessamente. In breve acquistò tanta pratica, e vi pose tal diligenza, che la sua copia era più bella e più nitida dell’originate medesimo; nè un esperto emanuense avrebbe potuto far più lavoro di lui in un giorno, Finalmente gli opuscoli di Socrate furono