Pagina:Saggio di racconti.djvu/91

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la pigrizia 83

toccò a vederla peggiorare e morire nelle sue braccia. Odo ancora i pianti che furono per casa; ma io che non aveva idea della morte, la credei un sonno più lungo, e aspettava che la mamma si risvegliasse. Poi seppi che l’avevano portata nel Campo-santo; voleva correre a rivederla; mi fu negato. Anzi la stessa sera mi vidi condurre in casa dei parenti, e il giorno, dopo mio padre mi abbracciò, mi dette mille baci con le lacrime agli occhi, abbracciò anche i parenti, mi raccomandò a loro, e si rimesse in viaggio; più, credo io, per fuggire alcun tempo i luoghi che gli rammentavano la perdita dolorosa, che per avidità di guadagno. Mi rimasero impresse nella mente le sue parole: «Voglimi sempre bene, e studia, figliuolo mio; studia per diventare il sostegno della mia vecchiaia.» — Mi rimasero impresse; ma oh Dio! con qual frutto! ora le sono il più crudele dei miei rimorsi.

A dir vero, anche i parenti mi volevano bene, e non mi lasciavano mancar nulla; ma quanta differenza dal loro affetto a quello dei genitori! Indi fui messo in un collegio, ed avrei avuto modo di farvi buona figura. L’ingegno forse non mi mancava, ed io era anche il più ricco dei miei alunni; così almeno mi diceva il prefetto, e lo davano a divedere le attenzioni che mi venivano fatte, la dovizia delle mie vesti, e i ragguardevoli donativi che i miei superiori ricevevano a nome del babbo. Nei primi mesi pensai molto a lui, e mi affliggeva della sua lontananza; ma poi gli studj che mi annoiavano,