Pagina:Saggio di rime.djvu/38

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* xxxvii *

DUnque tra figli dell’incauto Adamo
     Tu figlio, e serbi te puro, e innocente?
     E benchè germe di sì infausto ramo,
     4Non temi della colpa il fiero dente?
Nascesti pur come anco noi nasciamo
     Colla divisa del primier parente:
     Nemici avesti come noi quì abbiamo
     8E mondo, e carne, e l’infernal serpente:
Ma addita a noi come n’arrechi teco
     Il raro dono, il così bello onore
     11Battesimal da te non guasto mai?
In terra Angelo fosti, ed or t’han seco
     Gli Angeli in cielo, e a lor sommo stupore,
     14Giacchè invidia non puote in lor, ne dai.



SEmina il perfid’uom nel campo istesso
     Del rivale, zizania per vendetta,
     Premendo a lui che resti il seme oppresso,
     4Che darne messe indi potria perfetta.
Cresce la pianta orgogliosa appresso,
     E gli occhi di chi mira ne diletta;
     Ma se quella a estirpar non è indefesso
     8Il cultore, buon frutto in vano aspetta.
Com’è il cultor, sia il saggio sempre intento
     A sradicare i pravi affetti, e rei
     11Che il nemico infernal gli mette in core.
Così facendo renderà poi cento
     Il buon seme per un: felici quei,
     14Cui tanto frutterà, dice il Signore.



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