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140 al polo australe in velocipede


al polo sarebbe troppa per un equipaggio che è costretto a portarsi dietro un pesante bagaglio. Ho quindi ideato di raggiungere il polo in velocipede.

Solamente una marcia rapidissima può dare dei felici risultati, poichè un lungo soggiorno fra questi immensi campi di ghiaccio potrebbe tornare fatale agli uomini: possono mancare i viveri, piombare improvvisamente i terribili geli e assiderare le membra o incancrenirle e sopraggiungere lo scorbuto, questo grave male che ha arrestate tutte le spedizioni polari tentate per terra.

Il velocipede che io adopererò, non è di quelli soliti. È una macchina fatta costruire appositamente e con grande diligenza, munita di otto ruote, fornita d’un piccolo motore a petrolio, capace di portare tre uomini e un carico di duecento chilogrammi e di raggiungere una velocità di venticinque a trenta miglia all’ora.

— Un velocipede a vapore! esclamò Bisby. Ma allora non avevate bisogno di velocipedisti.

— Anzi, ne ho assoluto bisogno, Bisby, disse Wilkye. Il mio velocipede è costruito in modo, da potersi dividere ottenendo tre biciclette, le quali, come potete facilmente immaginare, non potranno avanzare che mosse dai piedi degli uomini.

Mi tocca una disgrazia qualsiasi? Si spezza o si guasta la macchina o esaurisco la provvista di petrolio (ciò che mi accadrà senza dubbio nel ritorno, non potendo portarne con me una provvista considerevole), io divido il mio velocipede ed ecco ottenute tre biciclette pronte a ripartire.

— Ben ideato! esclamò Bisby. E quanto tempo contate di impiegare, per giungere al polo?

— Se non incontrerò ostacoli, marciando dodici ore al giorno, calcolo di giungervi in cinque giorni, ma non