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148 al polo australe in velocipede


— Ma dove sono?

— Dietro quella costa, se non m’inganno. Andiamo innanzi e cerchiamo di impedir loro di raggiungere il mare.

Scesero sui ghiacci del fiord, risalirono la costa e si diressero in silenzio, ma rapidamente, verso una catena di rocce le cui cime avevano perduto il loro manto invernale.

Giunti a un centinaio di metri, furono colpiti da un fetore insopportabile, che appestava l’atmosfera.

— Dietro queste roccie vi deve essere un vero rookories, disse Wilkye, arrestandosi.

— Cosa significa? chiese Bisby.

— Voglio dire che vi è un vero campo di foche. Forse troveremo delle centinaia di animali.

— Che uccideremo tutti, disse il negoziante.

— Ci accontenteremo di un paio, Bisby. Sarebbe un massacro inutile.

— Eccole! esclamò Peruschi, che le precedeva. Vi sarebbe qui la fortuna di un cacciatore o di un baleniere.

Wilkye, Bisby e Blunt lo raggiunsero e gettarono uno sguardo al di là delle rocce.

Vi era colà un vero campo di foche appartenenti alla specie delle otarie jubate o dei leoni marini. Erano cinque o seicento anfibi, dispersi sulla sponda, la quale scendeva dolcemente verso l’oceano, gli uni raggruppati in quindici o venti, gli altri isolati.

Le Otarie jubate differiscono dalle foche dei mari artici e formano una specie transitoria fra i mammiferi carnivori e il tipo ordinario delle foche propriamente dette. I maschi sono più grandi, poichè oltrepassano i due metri di lunghezza, hanno l’aspetto feroce dei leoni avendo