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28 al polo australe in velocipede


si trovava molto bene sulla Stella Polare, e che non voleva perdere tempo, diede un saggio della capacità del suo stomaco e della sua buona volontà d’ingrassare rapidamente, facendo sparire in un batter d’occhio una mezza dozzina di beef-steaks, un canestro ricolmo di biscotti e quattro litri di birra. Malgrado ciò asseriva di avere nel suo stomaco un posticino ancora libero, ma che si riservava di riempirlo nella seconda colazione delle 4 pomeridiane.

Terminato il pasto, americani ed inglesi accesero le loro pipe e intavolarono i discorsi fra un sorso di wisky e di gin.

— Signor Wilkye, disse Linderman, se non vi dispiace, finchè abbiamo tempo, vorrei farvi una domanda che riguarda la vostra spedizione, perché io ignoro ancora dove dovrò sbarcarvi.

— Infatti, signore, non vi ho ancora detto su quale spiaggia io intendo di discendere.

— Sulla nostra rotta abbiamo parecchie terre e per me poco mi cale di sbarcarvi su quella di Luigi Filippo, o di Trinity, o di Palmer o più lontano ancora, a quella di Graham, o a quella d’Alexandra.

— Io desidererei sbarcare sulla costa che è più vicina al polo.

— Ritengo però, che non spererete di seguirmi fin dove lancierò la mia nave. Voi avete i velocipedi ed io i miei uomini che saranno costretti a procedere colle loro gambe.

— Ma fin dove credete di giungere colla vostra nave? Il polo sud non ha le immense aperture che presenta il polo nord.

— E chi ve lo dice?

— Gli esploratori hanno trovato quasi dovunque una costa che s’oppose al loro avanzarsi.